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A partire dall’anno 2020 sono stati intensificati i controlli in merito alla spettanza del Credito d’Imposta per attività di Ricerca e Sviluppo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Al fine di poter valutare la spettanza del credito l’Organo competente si basa principalmente sui seguenti aspetti:

  • Congruità degli investimenti sostenuti;
  • Attinenza delle attività svolte con il codice ATECO;
  • Identificazione del concetto di “novità”.

Proprio sui concetti di novità, di pertinenza e congruità dei costi sostenuti, sono sorte molte contestazioni da parte delle Aziende in esame. Nella maggior parte dei casi, la mancanza del requisito di novità e l’ammissibilità delle spese è stata dichiarata dall’Agenzia delle Entrate sulla base della propria opinione senza l’intervento del MISE, sulla base delle indicazioni contenute nel Manuale di Frascati (risoluzione 40/2019) e del Manuale di Oslo (circolare 5E/2016).

Questa procedura ha messo in luce alcuni aspetti critici riguardanti:

  • la facoltà/l’obbligo da parte dell’Agenzia di ricorrere al parere del MISE;
  • i riferimenti al Manuale di Frascati e Oslo.

Con il Dm 27 maggio 2015 e con le successive circolari 5E del 2016 e 13E del 2017 è stata prevista la possibilità per l’Agenzia di chiedere un parere tecnico al ministero.

Tuttavia, la Ctp Vicenza (sentenza 365 depositata il 9 luglio 2021, Presidente Fiore, Relatore Riondin causa patrocinata dagli Avvocati Artuso, Celebron, Moschetti) ha confermato la necessità del parere tecnico dello Sviluppo economico per il disconoscimento del credito di imposta, con il presupposto che i funzionari dell’Agenzia delle Entrate non possono avere un livello di competenza adeguato in tutti i settori di attività.

Tale affermazione è stata mitigata dal Ministero dell’Economia nel corso del question time del 5 agosto 2021, dove è stato ricordato che “la richiesta del parere è espressamente prevista dalla norma come una facoltà, non un obbligo, per l’agenzia delle Entrate”.

La controversia nasceva dalla portata del concetto di novità, il quale è stato concepito da parte dall’Agenzia delle Entrate in termini assoluti e non relativi allo stato del settore e quello aziendale.

Tuttavia, l’orientamento del Ctp di Vicenza è stato confermato dalla Commissione tributaria di Ancona, con la sentenza n. 392/02/2021 (presidente Fantini, relatore Marziali) depositata l’11 agosto 2021.

Tale sentenza afferma che l’Agenzia delle Entrate deve necessariamente chiedere il parere del MISE nelle controversie riguardanti il Credito d’Imposta Ricerca e Sviluppo, in cui la natura tecnica degli accertamenti è prevalente, per mancanza di specifiche competenze.

In merito, invece, ai requisiti dei Manuali di Oslo e Frascati, il Tribunale di Aosta, il 6 maggio 2021 ha ritenuto non sussistente l’indebita fruizione del credito inesistente in quanto i riferimenti ai Manuali sono entrati nella prassi dell’amministrazione soltanto di recente e non possono avere carattere retroattivo.

A rendere maggiormente spinoso questo punto, vi è il fatto che i Manuali di Oslo e Frascati non risultano facilmente accessibili ai contribuenti italiani in una traduzione ufficiale in lingua italiana, pertanto, tali fonti non conoscibili dal contribuente non possono essere usate come riferimenti normativi o integrativi, né tanto meno, possono essere applicati retroattivamente riferimenti normativi successivi agli anni oggetto di accertamento.

A tale riguardo, si fa presente che una prima traduzione in italiano è stata pubblicata da FI Group in corrispondenza del 57° anniversario della pubblicazione del Manuale di Frascati da parte dell’OCSE.

Il Ministero dell’Economia ha, inoltre, confermato la possibilità di mitigare la sanzione dal 100% al 200% prevista per credito inesistente in caso di contestazione del bonus ricerca e sviluppo.

Il contribuente da un lato può avvalersi del ravvedimento operoso, che può essere attuato anche dopo la contestazione, ma prima della notifica di dell’atto di recupero. Dall’altro lato, l’Agenzia delle Entrate può ridurre la sanzione alla metà del minimo edittale (art. 7, comma 4, Dlgs 472/1997) nel caso in cui vi sia sproporzione tra l’entità del tributo e la sanzione.

Il MISE ha poi segnalato all’Agenzia delle Entrate la possibilità di non applicare la sanzione massima nei casi in cui non vi siano specifiche criticità documentali e in cui l’incertezza riguardi il concetto di novità e originalità delle attività svolte.

FI Group in collaborazione con lo Studio Legale Tributario Fantozzi & Associati sta portando avanti un ciclo di webinar relativi al Credito d’Imposta con specifici focus su:

  • individuazione dei profili critici oggetto di contestazione da parte degli Uffici;
  • gestione del contraddittorio;
  • produzione documentale;
  • impostazione delle difese.

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