Come si è arrivati all’attuale testo

Il governo guidato da Giuseppe Conte aveva già preparato un PNRR, o quanto meno una bozza di piano, all’inizio del 2021, e a metà gennaio l’aveva inviato alla Commissione Europea. Con il nuovo governo Draghi la gestione del piano è stata centralizzata in maniera consistente: il ministero dell’Economia (MEF), con il suo gruppo di lavoro, si è preso il ruolo di coordinamento di tutto il PNRR e la collaborazione più serrata è avvenuta soltanto con pochi ministeri selezionati, tra cui quello per l’Innovazione tecnologica.

Il Parlamento ha svolto un approfondito esame, approvando le proprie conclusioni il 31 marzo 2021.

Dopo settimane di confronti ed audizioni ed il via libera del Consiglio dei Ministri del 24 Aprile, il Piano è stato trasmetto al Parlamento: la Camera ha votato sì alla risoluzione di maggioranza con 442 favorevoli il 26 e anche il Senato si è espresso favorevolmente il 27 con 224 voti a favore.

Il 27 aprile il Governo ha pubblicato la tabella di ripartizione delle risorse del Fondo complementare, cioè risorse aggiuntive dello Stato.

Il 29 Aprile, infine, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo al Piano italiano.

Le risorse disponibili

Il PNRR italiano vale complessivamente 222,1 miliardi così suddivisi:

  • 191,5 miliardi di euro dal Dispositivo di Ripresa e Resilienza europeo (RRF) divisi in 68,9 miliardi di euro per le sovvenzioni e 122,6 miliardi di euro per i prestiti. Il primo 70% delle sovvenzioni è già fissato dalla versione ufficiale del Regolamento europeo del RRF, mentre la rimanente parte verrà definitivamente determinata entro il 30 giugno 2022 in base all’andamento del PIL degli Stati Membri registrato nel 2020-2021 secondo le statistiche ufficiali. L’ammontare dei prestiti RRF all’Italia è stato stimato in base al limite massimo del 6,8% del reddito nazionale lordo d’accordo con la task force della Commissione.
  • Circa 30, 6 miliardi dal Fondo complementare nazionale, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei Ministri del 15 aprile 2021.

Nel complesso, il 27% del Piano è dedicato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico e più del 10% alla coesione sociale. 

Le cifre sopra esposte saranno integrate da altri fondi strutturali e di investimento europei già co-finanziati da risorse UE e con la programmazione nazionale di bilancio 2021-2026. Di qui al 2021 l’Italia potrebbe quindi complessivamente beneficiare di circa 311 miliardi di euro.

Le risorse andranno impegnate entro il 2023 e spese entro il 2026 con la realizzazione degli investimenti descritti nel PNRR, raggruppati in 6 missioni.

Le 6 missioni del Piano, gli investimenti e le risorse

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si sviluppa intorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale che per l’Italia si declinano in 6 missioni.

La missione 1 “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura 

È costituita da 3 componenti e si pone come obiettivo la modernizzazione digitale delle infrastrutture di comunicazione del Paese, nella Pubblica Amministrazione e nel suo sistema produttivo. Sono previsti investimenti per il sostegno alle filiere e all’internazionalizzazione e nella Space Economy. Una componente è dedicata ai settori chiave dell’Italia: il turismo e la cultura con risorse per la valorizzazione e riqualificazione dei siti storici e culturali.

Tra i punti chiave della missione figura il Piano Transizione 4.0 che può contare su 18,45 miliardi.

La missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologia”

È quella con la maggiore dotazione finanziaria per poter rispondere al meglio agli obiettivi climatici.

Numerose le azioni previste:

  • economia circolare e gestione dei rifiuti
  • promozione delle fonti di energia rinnovabile e potenziamento delle Smart Grid
  • incentivi fiscali per incrementare l’efficienza energetica di edifici privati e pubblici
  • lotta al dissesto idrogeologico
  • investimenti nelle infrastrutture idriche per ridurre le perdite nelle reti per l’acqua potabile
  • focus sull’idrogeno: ricerca di frontiera, sostegno alla produzione e utilizzi nell’industria e nel trasporto, creazione di stazioni di ricarica
  • rinnovo della flotta dei mezzi pubblici su gomma e rotaia

La missione 3 “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”

Si concentra sulla rete stradale e la sua messa in sicurezza, sulla rete ferroviaria per migliorare i collegamenti anche ad alta velocità e quelli regionali nel Sud e la rete portuaria affinché sia competitiva, green e meglio connessa.

La missione 4 “Istruzione e ricerca”

Si basa su una strategia che poggia sui seguenti assi portanti:

  • miglioramento qualitativo e ampliamento quantitativo dei servizi di istruzione e formazione
  • miglioramento dei processi di reclutamento e di formazione degli insegnanti
  • ampliamento delle competenze e potenziamento delle infrastrutture scolastiche
  • riforma e ampliamento dei dottorati
  • rafforzamento della ricerca e diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata condotta in sinergia tra università e imprese, sostegno ai processi di innovazione e trasferimento tecnologico[1]

La missione 5 “Inclusione sociale” è incentrata su 3 assi: 

  • politiche attive del lavoro (centri per l’impiego e Servizio civile universale, imprenditoria femminile)
  • infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore con particolare attenzione ai soggetti più fragili e con disabilità
  • interventi speciali per la coesione territoriale soprattutto nelle aree interne

La missione 6 “Salute” si focalizza infine su:

  • reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale
  • innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale

Le riforme del PNRR

Il Piano include altresì l’enunciazione di riforme, che toccano, tra gli altri, gli ambiti della pubblica amministrazione, della giustizia, della semplificazione normativa e della concorrenza. Le riforme sono il secondo pilastro del PNRR.

Per quanto riguarda la pubblica amministrazione il Piano mira ad intervenire:

  • sul capitale umano con il più facile reclutamento di risorse e con percorsi di upskilling e reskilling
  • sul processo burocratico in sé, snellendo le procedure e cercando di implementare ulteriormente la digitalizzazione dell’”apparato”

Digitalizzazione, insieme a riorganizzazione, saranno i cardini della riforma della giustizia penale e civile il cui quadro normativo e procedurale cercherà di essere snellito.

Due le riforme abilitanti e orizzontali alle 6 missioni del Piano: semplificazione e concorrenza. Si annoverano tra le prime quelle legate alle semplificazioni soprattutto per gli investimenti infrastrutturali, come quella per la concessione di permessi e autorizzazioni, oltre agli interventi sul codice degli appalti pubblici. Per quanto attiene la concorrenza, invece, si intendono varare norme volte ad agevolare l’attività d’impresa in settori strategici come le reti digitali e l’energia.

In ultimo è altresì prevista una riforma fiscale per razionalizzare la struttura del prelievo riducendone progressivamente l’ammontare nel rispetto dell’equilibrio di bilancio.

Gli impatti attesi dalle riforme e dagli investimenti

Le stime sugli impatti del PNRR previste dal governo sono significative e riguardano le principali variabili macroeconomiche, l’inclusione sociale, lo sviluppo sostenibile e l’equità. In termini numerici si afferma che nel 2026, anno di conclusione del Piano, il prodotto interno lordo sarà di almeno 3,6% più alto rispetto all’andamento tendenziale e l’occupazione di quasi 3%. Inoltre, si prevedono significativi miglioramenti negli indicatori che misurano la povertà, le diseguaglianze di reddito e l’inclusione di genere, e un marcato calo del tasso di disoccupazione giovanile.

Impatto macroeconomico del PNRR (come da versione del 26 Aprile 2021)

Gli obiettivi trasversali del Piano: donne, giovani e Mezzogiorno

Le donne potranno beneficiare di forme di sostegno all’imprenditorialità e di investimenti nelle competenze STEM tra le studentesse delle scuole superiori. Saranno previste soglie di occupazione femminile e giovanile, anche per il tramite di contratti di formazione/specializzazione. Per meglio conciliare la vita lavorativa con gli impegni familiari il PNRR prevede anche punta al rafforzamento dell’offerta di asili nido, scuole materne e servizi di educazione e cura per la prima e la promozione del lavoro agile, anche e soprattutto per i dipendenti pubblici.

Vi sono risorse rilevanti per azioni specificamente dirette ai bambini e ai giovani: per la formazione di ogni ordine e grado, per le attività di ricerca & innovazione, per le nuove assunzioni nella PA. Indirettamente poi i giovani beneficeranno di un Paese più verde e digitale con meno divari sociali e territoriali.

Al Mezzogiorno vanno circa il 40 % delle risorse complessive del Piano per realizzare i seguenti progetti descritti dal Ministro dell’Economia nella sua presentazione al Consiglio dei Ministri del 24 Aprile 2021.

La governance del Piano

I meccanismi di governance sono incentrati:

  • sul Ministero dell’Economia, interlocutore unico per le verifiche sull’attuazione delle riforme e degli investimenti. In capo al MEF saranno anche tutte le attività di monitoraggio, rendicontazione e trasparenza. Il MEF sarà l’unico punto di contatto della Commissione europea.
  • sulla cabina di regia politica a Palazzo Chigi.

L’attuazione sarà affidata ai ministeri e agli enti locali e territoriali, cui spetterà la realizzazione degli investimenti e delle riforme entro i tempi concordati, oltre che la gestione regolare, corretta ed efficace delle risorse. Alcune misure potranno essere gestiste da società / agenzie pubbliche o partecipate.

I prossimi passi

La Commissione europea dovrà valutare i Piani degli Stati Membri entro due mesi dalla loro ricezione e poi ci andrà ancora l’avvallo dell’ECOFIN prima che Bruxelles possa dare l’ok all’esborso della prima tranche di risorse (al massimo il 13%).

Auspicabilmente per l’estate 2021 ci potrebbero essere le prime misure.


[1] Tratto dal testo del PNRR del 26 Aprile 2021