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L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del programma Next Generation EU (NGEU), predisposto dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica per accelerare la transizione ecologica e digitale, migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori e conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale.

Le due maggiori componenti del NGEU sono il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori di Europa (REACT-EU).

Il solo RRF garantisce risorse per 191,5 miliardi di euro al nostro Paese, delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto, da impiegare nel periodo 2021-2026. Alle risorse europee, inoltre, vanno aggiunti 30,04 miliardi previsti dal fondo complementare con risorse nazionali alimentato con lo scostamento di bilancio.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è il documento programmatico che ogni Stato membro, e quindi anche l’Italia, deve presentare alla Commissione europea entro il 30 Aprile.

Lo stesso prevede un corposo e organico pacchetto di investimenti e riforme, con l’obiettivo di modernizzare la pubblica amministrazione, rafforzare il sistema produttivo e intensificare gli sforzi nel contrasto alla povertà, all’esclusione sociale e alle disuguaglianze, per riprendere un percorso di crescita economica sostenibile e duraturo rimuovendo gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana negli ultimi decenni.

Il PNRR si articola in 6 Missioni e 16 Componenti.

Le 6 missioni rappresentano, in termini di valori, la seguente suddivisione incluso il fondo complementare:

  • digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura: 48,6 miliardi
  • rivoluzione verde e transizione ecologica: 68,6 miliardi
  • infrastrutture per la mobilità sostenibile: 31,4 miliardi
  • istruzione e ricerca: 31,9 miliardi
  • inclusione e coesione: 22,3 miliardi
  • salute: 19,7 miliardi

Il Piano è in piena coerenza con i sei pilastri del NGEU e soddisfa i parametri fissati dai regolamenti europei, con una quota di progetti “verdi” pari al 40 per cento del totale e di progetti digitali del 27 per cento.

Il 40 per cento circa delle risorse territorializzabili sono destinate al Mezzogiorno, a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale.

Il Piano è fortemente orientato all’inclusione di genere e al sostegno all’istruzione, formazione e occupazione dei giovani e contribuisce a ciascuno dei sette progetti di punta (European flagship) della Strategia annuale sulla crescita sostenibile dell’UE. Gli impatti ambientali indiretti sono stati valutati e la loro entità minimizzata, in linea con i principi che ispirano il NGEU.

Il Governo intende attuare quattro importanti riforme di contesto:

  • pubblica amministrazione
  • giustizia
  • semplificazione della legislazione
  • promozione della concorrenza

Gli investimenti previsti avranno un impatto significativo sulle principali variabili macroeconomiche e miglioreranno in maniera importante gli indicatori sui divari territoriali, l’occupazione giovanile e quella femminile. Nel 2026, anno entro il quale i progetti del PNRR saranno compiuti, il PIL avrà una spinta del 3% in più di quanto avrebbe fatto senza il Recovery.

Inoltre, nel quadro di una più ampia e ambiziosa politica di ammodernamento del Paese, il Governo intende aggiornare e perfezionare le strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilità sostenibile, ambiente e clima, idrogeno, automotive, filiera della salute.

Bruxelles avrà fino a due mesi per esprimersi sul Piano italiano. Fonti europee escludono una bocciatura o una richiesta di modifiche importanti al documento anche grazie al costante dialogo con le istituzioni dell’Unione.

Dopo la Commissione europea si dovrà pronunciare l’ECOFIN. Se tutto andrà bene a Luglio l’Italia potrebbe già avere un primo anticipo pari a 24 miliardi.

Scarica qui l’ultima versione del PNRR presentata al CDM del 24 aprile.